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L’IMPERO FASCISTA

La grande illusione dell’Italia fascista fu nel concedere a Mussolini e al fascismo tutto un consenso generalizzato, quasi un  riconoscimento al merito di aver generato finalmente un sistema politico dalla schiena eretta che usava parole rivolte al popolo proletario e lavoratore. I toni trionfalistici, le invettive alle democrazie e le minacce, si manifestavano in un linguaggio tribunizio e colorito che tanto affascinavano le masse contadine, spesso, analfabete. Ma non solo. Anche i così detti “intellettuali”, gli istruiti, i professori e tutta la borghesia benestante, strizzava l’occhio a questo populismo piazzaiolo, al “Duce”, il condottiero senza macchia e senza paura che pareva avere in mano le sorti d’Italia. E le ebbe per più di vent’anni!

Si rileggano i discorsi fatti dal balcone di Palazzo Venezia nell’occasione della celebrazione dell’Impero, dopo la guerra d’Etiopia, guerra fatta coi mezzi più moderni di allora contro un paese arretrato e un popolo disarmato.

Eppure questi discorsi tronfi e retorici, pieni di spirito bellicoso, oltre che dalla grande stampa di regime e non, furono riportati (forse per malinteso amor patrio o magari anche per un servile timore del potere) anche su pubblicazioni minori quali il CALENDARIO ATLANTE DE AGOSTINI del 1937, da cui li ho tratti e che qui propongo, a testimonianza dell’atteggiamento colpevolmente sottomesso, se non complice, anche di illustri intellettuali e di famosi editori! Ma in tempi tragici, si sa,  nessuno nasce con un cuor di leone!

IN CELEBRAZIONE DELL’IMPERO

Appello del Duce nell’Imminenza dell’Impresa africana

Dal balcone di Palazzo Venezia, il 2 ottobre 1935.

Camicie Nere della Rivoluzione! Uomini e donne di tutta l’Italia ! Italiani sparsi nel mondo, oltre i monti e ol­tre i mari: ascoltate.

« Un’ora solenne sta per scoccare nella storia della Pa­tria. Venti milioni di uomini occupano in queste momen­to le piazze di tutta Italia. Mai si vide nella storia del genere umano spettacolo più gigantesco. Venti milioni di uomini: un cuore solo, una volontà sola, una decisione sola. La loro manifestazione deve dimostrare e dimostra al mondo che Italia e Fascismo costituiscono una iden­tità perfetta, assoluta, inalterabile.

« Possono credere il contrario soltanto cervelli avvolti nelle nebbie delle più stolte illusioni o intorpiditi nella più crassa ignoranza su uomini e cose d’Italia, di quest’I­talia. 1935, Anno XIII dell’Era Fascista.

« Da molti mesi la ruota del destino, sotto l’impulso della nostra calma determinazione, si muove verso la mè­ta: in queste ore il suo ritmo è più veloce e inarrestabile ormai!

« Non è soltanto un esercito, che tende verso i suoi obiettivi, ma è un popolo di 44 milioni di anime, contro il quale si tenta di consumare la più nera delle ingiustizie:

quella di toglierci un po’ di posto al sole.

« Quando nel 1915 l’Italia si gettò allo sbaraglio e con­fuse le sue sorti con quelle degli Alleati, quante esalta­zioni del nostro coraggio e quante promesse. Ma dopo la Vittoria comune, alla quale l’Italia aveva dato il contri­buto supremo di 670 000 morti, 400 000 mutilati e un milione di feriti, attorno al tavolo della pace esosa non toccarono all’Italia che scarse bricciole del ricco bottino coloniale.

« Abbiamo pazientato 13 anni, durante i quali si è an­cora più stretto il cerchio degli egoismi che soffocano la nostra vitalità. Con l’Etiopia abbiamo pazientato 40 anni!

Ora basta!

« Alla Lega delle Nazioni, invece di riconoscere i nostri diritti, si parla di sanzioni.

« Fino a prova contraria, mi rifiuto di credere che l’au­tentico e generoso popolo di Francia possa aderire a san­zioni contro l’Italia. I seimila morti di Bligny, caduti in un eroico assalto, che strappò un riconoscimento di am­mirazione dello stesso comandante nemico, trasalireb­bero sotto la terra che li ricopre.

« Io mi rifiuto di credere che l’autentico popolo di Gran Bretagna, che non ebbe mai dissidi con l’Italia, sia disposto al rischio di gettare l’Europa sulla via della cata­strofe, per difendere un Paese africano, universalmente bollato come un Paese senza ombra di civiltà.

«Alle sanzioni economiche opporremo la nostra disci­plina, la nostra sobrietà, il nostro spirito di sacrificio.

« Alle sanzioni militari risponderemo con misure militari

« Ad atti di guerra risponderemo con atti di guerra.

« Nessuno pensi di piegarci senza avere prima dura­mente combattuto.

« Un popolo geloso del suo onore non può usare lin­guaggio ne avere atteggiamento diverso!

« Ma sia detto ancora una volta nella maniera più ca­tegorica, e io ne prendo in questo momento impegno sacro davanti a voi, che noi faremo il possibile perché questo conflitto di carattere coloniale non assuma il ca­rattere e la portata di un conflitto europeo. Ciò può es­sere nei voti di coloro che intravedono in una nuova guerra la vendetta dei templi crollati, non nei nostri.

«Mai come in questa epoca storica il popolo italiano ha rivelato le qualità del suo spirito e la potenza del suo carattere. Ed è contro questo popolo, al quale, l’umanità deve talune delle sue più grandi conquiste, ed è contro questo popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di na­vigatori, di trasmigratori, è contro questo popolo che si osa parlare di sanzioni.

« Italia proletaria e fascista, Italia di Vittorio Veneto e della Rivoluzione, in piedi! Fa che il grido della tua decisione riempia il cielo e sia di conforto ai soldati che attendono in Africa, di sprone agli amici e di monito ai nemici in ogni parte del mondo; grido di giustizia, grido di vittoria!

 

Le tappe gloriose della Vittoria

2 Ottobre 1935-XIII: Grande appello del Duce all’a­dunata nazionale,

3 Ottobre: In seguito alla mobilitazione generale etio­pica, le truppe italiane, agli ordini di De Bono, varcano il confine.

4 Ottobre: Occupazione di Adigrat.

6 Ottobre: Le truppe italiane entrano in Adua.

15 Ottobre: Occupazione della Città Santa di Axum.

18 Ottobre: Bombardamento aereo di Dagnerei e consecutiva espugnazione della località.

19 Ottobre: Emanazione del bando che abolisce la schiavitù nelle zone occupate.

7 Novembre: Espugnazione di Gorrahei.

8 Novembre: Presa di Macallè.

16 Novembre: De Bono Maresciallo d’Italia.   Badoglio, Alto Commissario in Africa Orientale.

18 Novembre: Inizio dell’assedio economico. S’inizia il plebiscito dell’oro.

22 Novembre: Le nostre truppe del fronte somalo sba­ragliano completamente un concentramento di trup­pe etiopiche a Lamma Scillindi.

23 Novembre: Sottomissione dell’Ogadèn centrale e meridionale.

18 Dicembre: Giornata della Fede. Messaggio della Regina.

Mussolini inaugura Pontinia, riaffermando la ferrea decisione italiana:

«E’ la guerra dei po­veri, dei diseredati, dei proletari ».

 

12-16 Gennaio 1936-XIV: Battaglia del Canale Doria, conclusasi con la completa disfatta dell’armata di Ras Desta Damtou.

20 Gennaio: Occupazione di Neghelli e cattura di tutti i magazzini e depositi della base, dalla quale Ras Desta, 2 mesi prima, si era mosso annunziando di voler conquistare i paesi della Somalia meridionale italiana.

20-24 Gennaio: Prima battaglia del Tembién, conclu­sasi col pieno successo della nostra manovra, in­trapresa coll’intendimento di impedire al nemico ogni offensiva contro la nostra linea di operazioni fra Macallè e Hausien.

10-15 Febbraio: Battaglia dell’Endertà. Conquista del­l’Amba Aradam.

Distruzione dell’armata di Ras Mulughietà.

28 Febbraio: Conquista dell’Amba Alagi.

27 Febbraio – 1 Marzo: Seconda battaglia del Tem­bién – Le armate di Ras Cassa e di Ras Sejum sgo­minate.

29 Febbraio – 3 Marzo: Battaglia dello Stira e distru­zione dell’armata di Ras Immirù.

11 Marzo: Occupazione di Sarde, cuore dell’Aussa, dopo un’ardita marcia di 350 km., resa particolar-mente difficile, in alcuni tratti, oltre che dalla tem­peratura torrida, dalla conformazione del terreno roccioso e dall’assoluta mancanza di risorse.

31 Marzo • 4 Aprile: Battaglia del Lago Ascianghi e decisiva sconfitta dell’armata del Negus.

1 Aprile: Occupazione di Gondar, effettuata da una colonna celerò comandata dal Luogotenente Gene­rale Starace, dopo epica marcia di 300 km. 15 Aprile – Presa di Dessiè.

14-30 Aprile: Combattimenti per l’espugnazione della li­nea trincerata di Sassabaneh e Bullaleh; battaglie di Gianagobò e Daga Mede.

30 Aprile: Occupazione di Debra Tabor e di Dagahbur.

2 Maggio: Fuga del Negus a Gibuti.

5 Maggio: Il Maresciallo Badoglio entra in Addis Abeba alla testa delle truppe vittoriose. Orazione del Duce all’adunata generale del popolo italiano.

 

 Il Duce annuncia che la guerra è finita e la pace ristabilita

Dal balcone di Palazzo Venezia il 5 Maggio 1936

« Camicie nere della Rivoluzione, Uomini e donne di tutta Italia, Italiani e amici dell’Italia al di là dei monti e al di là dei mari, ascoltate!

« II Maresciallo Badoglio mi telegrafa:

« Oggi 5 maggio alle ore 16, alla testa delle truppe vitto­riose, sono entrato in Addis Abeba.

« Durante i trenta secoli della sua storia, l’Italia ha vissuto molte ore memorabili, ma questa di oggi è certa­mente una delle più solenni.

« Annuncio al popolo italiano e al mondo che la guerra è finita.

« Annuncio al popolo italiano e al mondo che la pace è ristabilita.

«Non è senza emozione e senza fierezza che, dopo sette mesi di aspre ostilità, pronuncio questa grande parola, ma è strettamente necessario che io aggiunga, che si tratta della nostra pace, della pace romana, che si esprime in questa semplice, irrevocabile, definitiva proposizione: l’Etiopia è italiana.

« Italiana di fatto, perché occupata dalle nostre Arma­te vittoriose, Italiana di diritto, perché col gladio di Roma è la civiltà che trionfa sulla barbarie, la giustizia che trion­fa sull’arbitrio crudele, la redenzione dei miseri che trionfa sulla schiavitù millenaria,

« Con le popolazioni dell’Etiopia la pace è già un fatto compiuto. Le molteplici razze dell’ex-impero del Leone di Giuda hanno dimostrato per chiarissimi segni di voler vivere e lavorare tranquillamente all’ombra del tricolore d’Italia.

« Il capo e i ras battuti e fuggiaschi non contano più, e nessuna forza al mondo potrà mai più farli contare. Nell’adunata del 2 ottobre io promisi solennemente che avrei fatto tutto il possibile onde evitare che un conflitto africano si dilatasse in una guerra europea.

« Ho mantenuto tale impegno e più che mai sono con­vinto che turbare la pace dell’Europa significa far crol­lare l’Europa.

Ma debbo immediatamente aggiungere, che noi siamo pronti a difendere la nostra folgorante vittoria con la stessa intrepida e inesorabile decisione con la quale l’abbiamo conquistata.

« Noi sentiamo così di interpretare la volontà dei Com­battenti d’Africa, di quelli che sono morti, che sono glo­riosamente caduti nei combattimenti, e la cui memoria rimarrà custodita per generazioni e generazioni nel cuore di tutto il popolo italiano, e delle altre centinaia di migliaia di Soldati e Camicie nere, che in sette mesi di cam­pagna hanno compiuto prodigi tali da costringere il mon­do alla incondizionata ammirazione. Ad essi va la pro­fonda e devota riconoscenza della Patria e tale riconoscenza va anche ai centomila operai che durante questi mesi hanno lavorato con un accanimento sovrumano.

« Questa d’oggi è una incancellabile data per la Rivo­luzione delle Camicie nere; e il popolo italiano, che ha re­sistito, che non ha piegato dinanzi all’assedio e all’osti­lità societaria, merita, quale unico protagonista, di vivere questa grande giornata.

« Camicie nere della Rivoluzione, uomini e donne di tutta Italia!

« Una tappa del nostro cammino è raggiunta.

« Continuiamo a marciare nella pace per i compiti che ci aspettano domani e che fronteggeremo col nostro co­raggio, colla nostra fede, colla nostra volontà.

« Viva l’Italia! »

 

 

II Duce proclama la fondazione dell’Impero

Dal balcone di Palazzo Venezia il 9 maggio 1936.

Ufficiali, sott’ufficiali, gregari di tutte le Forze armate dello Stato in Africa e in Italia, Camicie Nere della Rivo­luzione, Italiani e Italiane in Patria e nel mondo, ascoltate:

« Con le decisioni che fra pochi istanti conoscerete e che furono acclamate dal Gran Consiglio del Fascismo, un grande evento si compie; viene suggellato il destino dell’Etiopia, oggi 9 maggio, quattordicesimo anno del­l’Era fascista.

« Tutti i nodi furono tagliati dalla nostra spada lucente, e la vittoria africana resta nella storia della Patria inte­gra e pura come i Legionari caduti e superstiti la sogna­vano e la volevano.

« L’Italia ha finalmente il suo Impero.

« Impero fascista, perché porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del Littorio romano, perché questa è la meta verso la quale durante quattordici anni furono sollecitate le energie prorompenti e disciplinate delle giovani gagliarde generazioni italiane.

« Impero di pace, perché l’Italia vuole la pace per sé e per tutti e si decide alla guerra soltanto quando vi è forzata da imperiose incoercibili necessità di vita. Impero di ci­viltà e di umanità per tutte le popolazioni dell’Etiopia.

« E’ nella tradizione di Roma, che dopo aver vinto as­sociava i popoli al suo destino.

« Ecco la legge, o Italiani, che chiude un periodo della nostra storia e ne apre un altro come un immenso varco aperto su tutte le possibilità del futuro:

1) I territori e le genti che appartenevano all’Impero di Etiopia sono posti sotto la sovranità piena ed intera del Regno d’Italia.

2) Il titolo di Imperatore di Etiopia viene assunto per sé e per i suoi successori dal Re d’Italia.

«Ufficiali, sott’ufficiali, gregari di tutte le Forze ar­mate dello Stato in Africa e in Italia, Camicie nere, Ita­liani ed Italiane!

« II popolo italiano ha creato col suo sangue l’Impero, lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiun­que con le sue armi.

« In questa certezza suprema levate in alto, Legionari, le insegne, il ferro e i cuori, a salutare dopo quindici se­coli la riapparizione dell’Impero sui colli fatali di Roma.

« Ne sarete voi degni?

La folla prorompe ‘In un formidabile: SI!

« Questo grido è come un giuramento sacro che vi Im­pegna dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini, per la vita e per la morte.

« Camicie Nere, Legionari: Saluto al Re! ».

 

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