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Prov. di Novara

Cavaglietto

Cascina Monastero

Per giungere alla Cascina Monastero, presso Cavaglietto, sono uscito da Novara prendendo la strada per la Valsesia, andando in direzione di Briona, e percorrendo una distanza totale di quasi 22 km. Superati i centri di Cesto e il bivio per S. Bernardino si giunge al bivio-rotonda per Proh;  si gira a destra superando il gruppo di case e il castello di Proh, e quindi si  prosegue per Barengo che si trova alla fine di un lungo rettilineo, sulla sinistra. Si supera una rotonda sulla circonvallazione e si prosegue diritto per circa 4 km, giungendo così a Cavaglietto. Proseguendo ancora per meno di un km si vede sulla sinistra il complesso della Cascina Monastero.

Ho già avuto modo di vedere ciò che resta di questa “Cascina Monastero” a Cavaglietto; l’ultima volta è stato nei giorni scorsi (agosto 2012) allorchè decisi di tornare a fare una serie di foto del complesso. Ho anche incontrato delle persone che lì vi abitano così che potei fare alcune domande.

Alla mia domanda sulla chiesa, mi dissero che quando erano bambine, a circa nove anni, (oggi paiono persone di oltre cinquant’anni) avevano visto in chiesa delle immagini sacre, ma che poi vennero delle persone con dei sacchi, e con quelli strapparono i dipinti dai muri portandoseli via. Trasformata in stalla per lungo periodo, è di proprietà di una signora che ora è quasi invalida. A tale notizia rinunciai di andare a chiederle di consentirmi di visitare l’interno dell’edificio alla ricerca di qualche residuo architettonico, o altro che potesse darmi un segno del tempo passato. Mi dissero inoltre che vi fu il tentativo di un prete di ripristinare l’uso della chiesa, ma che la cosa non ebbe successo.

Riporto qui di seguito il breve testo descrittivo circa l’origine e la storia del monastero presente nel pannello turistico che si trova all’entrata della cascina Monastero:

Tra il 1092 e 1093 un numeroso gruppo famigliare di nobili di legge longobarda donarono all’abbazia di Cluny la chiesa e il castello del villaggio allora detto di Cavaglio Mediano, coincidente oggi con la Cascina Monastero, con un fossato e le fortificazioni.

L’abbazia borgognona vi istituì di lì a poco un monastero femminile, sottoponendolo all’autorità del priore di San Pietro di Castelletto Cervo (Biella).

Fiorente fino al 1230, il monastero di Cavaglietto decadde in seguito, quando la carica della badessa fu monopolizzata da potenti famiglie novaresi e lombarde, tanto che nel 1253 le monache cluniacensi furono sostituite con le francescane damianite (di San Damiano, poi dette clarisse), generando però contrasti interni alla comunità religiosa che si risolsero soltanto nel 1288 quando Roma impose l’insediamento della clarisse. Nel frattempo un altro ordine papale aveva imposto sin dal 1256 il trasferimento delle monache a Novara nell’antico convento di San Nazzaro della Costa.

Degli edifici conventuali rimangono oggi parte della chiesa romanica, sconsacrata e non più utilizzata dalla metà del ‘900, e delle celle monastiche con balconi e ballatoio sul lato orientale. Tracce di affreschi dei secoli XV e XVI emergono presso il portale d’accesso da ovest e sulla facciata della chiesa.

Note della mia visita al complesso

Il complesso è attualmente molto rimaneggiato e alterato, tanto che è assai difficile cogliere in tutti quegli edifici, l’originaria struttura del monastero. Resta inequivocabile la conformazione chiusa, a quadrato, degli edifici.

Solo all’entrata si vedono sul portone ad arco i resti di un affresco di chiaro tema religioso con figure femminili, forse una deposizione.

Dal lato est, sulla strada che va da Cavaglietto a Cavaglio d’Agogna, si può osservare all’estremità sinistra del complesso ciò che resta dell’antico monastero, e anche il retro dell’abside della chiesa romanica che vi si appoggia contro.

Il muro è sorretto da contrafforti larghi e spessi; vi è un locale sporgente, indice di una antica latrina. In basso, a sinistra, un finestrone centinato ad arco; altre piccole finestre forse delle cantine. Nella fascia mediana vi sono finestre, forse delle antiche celle delle monache, sebbene mi paiono troppo grandi per quell’uso. E’ possibile che siano state ingrandite successivamente per dar luce a locali trasformati dall’uso contadino. In alto sotto il tetto è stato aperto il muro della antiche celle per farne un fienile

Sullo spigolo tra il lato est e quello sud vi sono i segni di una meridiana solare, oramai quasi del tutto scomparsa; sulla facciata sud si coglie l’immagine sbiadita di una Vergine e Bambino con in mano una corona del rosario. Appaiono originarie, ma non ne sono certo, alcune finestrelle del sottotetto e una porta in basso.

Appoggiato sul lato nord di questo edificio si trova l’antica abside semicircolare della originaria chiesa romanica, oggi tutta coperta di edera. Interessante è vedere come fosse l’abside ancora nel 1932 allorchè fu fotografato dal Verzone.

Si nota  un evidente cartello “vendesi”; mi fu detto dalle donne che, non potendo ora più distruggere a causa dei divieti della Soprintendenza ai Beni culturali, i padroni se ne vogliono liberare per scaricare su altri gli oneri di qualsiasi intervento sotto controllo della nostra burocrazia!!

Vista dall’interno, la cascina monastero presenta subito all’entrata la veduta della facciata della chiesa, riconoscibile dalla croce che si trova sul colmo del tetto. Per altro, un portico coperto in mattoni vi si addossa contro nascondendo l’entrata. Il fianco sud presenta ancora dei tratti di muro a ciottoli disposti a spina di pesce, tipico delle antiche chiese romaniche nostrane. Un grosso portone di ferro chiude l’accesso al cortile interno, per cui è solo possibile intravedere i piani alti dei ballatoi che servivano le celle delle monache. Molto manomesso, ma ancora riconoscibile era il portico della chiesa nel 1932, come si nota dalla vecchia foto del Verzone.

Il resto degli edifici che si susseguono in quadrato è ormai completamente alterato dagli interventi avvenuti in un lungo periodo di tempo, e in parte non ancora terminati.

E’ interessante notare che nelle vicinanze del complesso vi è una roggia e vari cavetti adduttori d’acqua. Ciò significa che erano possibili presenze di molini ad uso della comunità monastica e gestiti dalle famiglie contadine a servizio del monastero.

Per ciò che riguarda la chiesa è interessante leggere cosa scriveva lo storico Paolo Verzone negli anni trenta del secolo scorso, allorchè pubblicò un interessante studio sull’architettura romanica nel Novarese nel Bollettino della Società storica Novarese.

Quantunque manomessa, sconsacrata e quasi irriconoscibile la chiesa romanica di S. Pietro sussiste pressoché intera. Era ad una sola navata, rettangolare e larga circa 8 metri, terminata da un’abside semicircolare e coperta dal solo tetto sorretto da incavallature. La muratura si può riconoscere in qualche breve tratto di muro in cui sono caduti gli intonaci: era com­posta prevalentemente di ciottoli disposti a spina pe­sce in corsi orizzontali, segnati da striature, pure oriz­zontali eseguite sulla calce fresca colla punta della caz­zuola. Nell’abside, per altro, è fatto uso anche di mattoni, specialmente nelle lesene. Sui muri laterali e sulla facciata non si vede più traccia di cornici, d’archetti pensili e neppure di lesene divisorie. Una porta, nel muro laterale a giorno, aveva  l’archivolto ben apparecchiato in mattoni disposti in due anelli concentrici. L’abside conserva invece qualche archetto e le due lesene intermedie: gli archetti erano in gruppi di sette od otto, apparecchiati intorno ad un concio di pietra semicircolare: le lesene sono eseguite con mat­toni e pezzi di lapidi, sommariamente squadrati e mes­si anche di piatto; un mattone ha sulla faccia in vista delle incisioni a spina di pesce, tracciati sulla creta molle prima della cottura. All’esterno dell’abside si vedono tracce anche delle finestre originali, otturate e manomesse”.

Dal punto di vista della storia dell’architettura,  Verzone segnala ancora che: “Nel periodo gotico, forse nel 1254, vennero costruiti quattro arconi traversi con imposta in mattoni sago­mati nell’interno della navata a sostegno del tetto. Nel sec. XV le pareti e l’abside vennero all’interno ri­coperte con affreschi e fu restaurata la cornice, della facciata. Nelle epoche seguenti furono aperte nuove finestre, otturando tutte quelle antiche, si costruì un portico da­vanti alla facciata, e le pareti all’esterno furono rico­perte da intonaco.”

Il Verzone continua ancora parlando delle vicissitudini delle suore e del convento nel corso di alcuni secoli sino alla definitiva soppressione nel periodo napoleonico.

“Da quel giorno il monumento, ridotto ad uso profa­no, decadde: ora è tramezzato da luridi muricci ed al­berga galline, fieno, legna, maiali, strumenti agricoli e via via. Per incuria il monumento ha molto sofferto : la cor­nice dell’abside è rovinata ed i muri hanno pure subi­to danni qua e là, ma ben più gravi sono gli insulti pa­titi per mano dell’uomo, specie in questi ultimi tempi: vennero, cioè, tolte le chiavi di ferro che fin dalla origi­ne tenevano in sesto gli arconi trasversi cosicché le spinte di essi hanno lesionato gravemente e fatto stra­piombare i muri: il portico antistante, privato di una colonna è in stato di rovina: continuando così le cose, l’edifizio, che sotto gli intonaci e le mascherature con­serva quasi intatta la struttura romanica, tra non mol­ti anni sarà ridotto ad un rudere informe da essere de­molito completamente.

Quale triste previsione ha fatto il povero Verzone!! Lo stato di abbandono e di alterazione è oggi sotto gli occhi di tutti.

Fonti bibliografiche: 70