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CALTIGNAGA

8 km da NO (direz. N lungo la SR 229 del Lago d’Orta) • 179 m s.m. • sup. com. 22,32 km2 – ab. (caltignaghesi) – 1964 (51) – 2052 (61) • Centri ab.:Caltignaga, Morghengo, Sologno, cascina Mirasole

• Stazione ferroviaria sulla linea Novara-Omegna-Domodossola

Il paese

Centro agricolo della pianura novarese, si­tuato tra il Terdoppio e l’Agogna. La parte più recente si è sviluppata lungo la strada regionale del lago d’Orta, qui fiancheggiata dalla linea ferroviaria Novara-Domodòssola. A NW del capoluogo, a circa 3 km, è Solo­gno; quasi opposto ad esso, sulla destra del torrente Agogna, si trova la frazione di Morghengo.

 Cenni storici

Vi si rinvenne materiale prei­storico riferibile all’età del ferro, del tardo bronzo e dei sec. III-II a.C.. Nel territorio sussistono resti di un acquedotto di età romana. Il paese appare citato per la prima volta in un documento del 958. Possesso dei Conti di Ossola e dei Signori di Ròbbio, per­venne poi nel sec. XI, ai Capitoli di S. Maria e di S. Gaudenzio. Nel 1360, durante la guer­ra tra il Marchese del Monferrato e i Viscon­ti, ebbe distrutto il castello. Entrato a far parte dei domini viscontei, nel 1449 fu infeu­dato ai Caccia che lo tennero sino al 1715. Ai Caccia si deve anche la ricostruzione del castello nelle forme attuali. Dal 1774 il castello appartiene ai torinesi Faà di Bruno.

Cenni artistici

Le chiese

Della chiesa romanica di S. Lupo risalente al sec. XI o XII, oggi sconsacrata e destinata a usi profani, non sussistono ormai che scarsi resti ancora visibili nei muri perimetrali.                                                                                                                              

 La chiesa parrocchiale

La chiesa parrocchiale, dedicata dell’Assunzio­ne di Maria Vergine, venne eretta nel XII sec. conserva parte dell’originaria abside romanica; ri­costruita nel ‘700, fu rimaneggiata nel 1840.

La chiesa conserva all’interno dipinti seicenteschi.

 Oratorio di S. Salvatore

Romanico è l’oratorio di S. Salvatore, al cimitero, decorato con affreschi del sec. XV.

L’oratorio viene citato per la prima volta nel 1074. L’edificio si presenta ad aula unica trapezoidale e con abside semicircolare preceduto da un breve arco trionfale. La co­pertura a capriate e completata da una controsoffittatura lignea, sulla facciata a capanna si apre una piccola finestra a croce. L’interno si presenta spoglio, quasi dimesso. Una grossa finestra sulla parete destra illumina l’ambiente. Il ciclo di affreschi che decorano la parete sinistra e l’abside, sarebbero pregevoli ma molto sciupati. Essi vengono quasi totalmente attri­buiti a Giovanni De Campo e alla sua bottega. Subito a sinistra trova posto una gradevole Madonna in trono con Bambino tra gli angeli e i Santi Rocco e Pietro. Secondo gli esperti si rivela di periodo più tar­do e di altro maestro. Più avanti presso l’abside un S. Francesco che riceve le stimmate e un santo Vescovo. Nella zona absidale un elegante contorno rac­chiude la mandorla ove è rappre­sentato Cristo Pantocratore, ai lati Sant’Andrea e San Pietro accom­pagnati da storpi, poveri e derelit­ti. Parzialmente leggibili sono le figure dei Santi che decorano il sottostante registro, da sinistra San Giovanni e Santa Caterina con una curiosa asta che regge la ruota del martirio, San Dionigi, San Nazzaro, Cristo in Pietà, San Secondo, San Gerolamo e Santa Caterina . Sull’altare interessante una piccola pala affrescata con: S. Bartolomeo, S. Bernardino, una crocifissione con un Gesù tutto martoriato e ai suoi piedi la Madonna e S. Giovanni seduti; seguono S. Francesco e S. Zeno vescovo. Si tratta di una rappresentazione in piccolo, quasi una miniatura. Gli affreschi dell’arco trionfale sono molto malridotti; si intravede agli angoli una Annunciazione e poi figure di profeti, santi e delle Madonnine.

 Il castello       

Caltignaga, per la sua posizione strategica fin dall’epoca altomedievale divenne luogo fortificato. E’ qui che, proprio al centro del paese, troviamo ancora le vestigia di un poderoso castello, la cui origine si fa risalire alla seconda metà del Quattrocento, molto probabilmente dopo l’infeudazione di Caltignaga ai Caccia. In seguito all’incendio avvenuto nel 1524 ad opera delle truppe francesi, il castello subì le prime trasformazioni: da fortilizio a residenza di campagna. L’impianto generale è a pianta quadrata, il cor­po centrale dell’edificio in mattoni a vista – secondo la tipica tradizione costruttiva dei castelli di pianura – completato da un torrione cen­trale ove si aprono l’ingresso car­raio e la posterla. Sopra l’arco della porta d’ingresso si può ammirare uno stemma gentilizio, seicentesco con motto. Nel 1588 il feudo fu confermato un Giovanni Francesco Caccia; passò nei 1724 ad Antonio Brentani, ric­co mercante milanese con titolo di conte che da anni acquistava beni terrieri nel novarese. Nel 1774 pas­sò per asse ereditario alla nobile famiglia torinese Faà di Bruno, alla quale appartiene ancora oggi. Il castello è dotato di un interessante e gradevole giardino.

         Le frazioni

Frazione di Morghengo

Chiesa parrocchiale

La chiesa parrocchiale conserva un affresco del sec. XV.

 Castello

Un altro ca­stello si trova in frazione Morghengo.

 Frazione di Sologno        

Chiesa dei S.S. Nazzaro e Celso

Affreschi del ‘400 ha pure la chiesetta romanica del cimitero di Sologno.

Risulta da documenti risalenti al trecento che con San Salvatore, San Lupo di Caltignaga e San Lorenzo di Alzate di Momo fos­se una delle cappelle   dipendenti dalla pieve di Dulzago.

L’edificio conserva la struttura originale, con una sola navata leggermente trapezoidale, coperta da un tetto in coppi e sostenuta da quattro incavallature lignee a capriate.La facciata è a capanna con un piccolo oculo sopra l’entrata; l’abside è semicircolare con archetti a gruppi di tre. All’interno le pareti sono riccamente abbellite da affreschi quattrocenteschi attri­buiti a Giovanni e Luca De Cam­po pittori noti in area novarese e valsesiana. La parete sinistra presenta un’interessante sequenza di affreschi a partire da una Natività, una sorta di presepe dipinto con scene di vita contadina. Seguono una Madonna del latte e S. Biagio vescovo, S. Bernardino che guarisce un bimbo, il santo Re Sigismondo e S. Bartolomeo, S. Sebastiano e S. Fabiano Papa, S. Bernardino e S. Rocco, S. Francesco che riceve le stimmate, S. Nazzaro e S. Bernardino. Il catino absidale è suddiviso in tre registri, in quello superiore è rappresentato Cristo Pantocratore con i simboli degli Evangelisti. Ai lati, fra i simboli degli evangelisti, sono raffigu­rati i Santi Nazzaro e Celso nelle vesti di due giovani elegantemente ve­stiti secondo il modello gotico del tempo. S. Nazzaro a sinistra con il committente inginocchiato e S. Celso a destra. Sull’arco di volta dell’abside compare una Annunciazione. Nel secondo registro sono affrescati gli Apostoli ed ognuno regge un libro su cui è scritto il proprio nome e una frase del Credo. Nell’ordine sono: S. Pietro, S. Andrea, S. Giacomo maggiore, S. Giovanni, S. Tommaso, S. Giacomo minore, S. Filippo, S. Bartolomeo, S. Matteo, S. Simone, S. Taddeo, S. Mattia.

Nel terzo registro trovano posto le opere di misericordia. Quelle comprensibili sono: dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, alloggiare i pellegrini, consolare gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti.

 

Altre notizie.

Patrono S. Bovo ( 1° domenica di maggio). 

Fiere e mercati

Mercato sabato. 

Fonti bibliografiche: 1-2-3-4-5-6-7